12. Il vaso, la croce e i due pavoni

L’altra estate, passando per la città di Parenzo, in Croazia, ci siamo fermati a vedere la Basilica Eufrasiana, una magnifica chiesa del VI secolo.

Fra i tanti piccoli tesori contenuti al suo interno, c’erano i resti di una lapide raffiguarante due pavoni ai fianchi di una croce:

Pavoni di Parenzo

Poi, mesi dopo, passeggiando per Venezia, mi è capitato di imbattermi in questa formella in stile bizantino, proprio sul fianco della basilica di San Marco:

Pavoni di Venezia

E’ abbastanza probabile che fra le due immagini corra un vincolo di parentela; ma quale delle due viene prima? Non stiamo parlando della realizzazione, dell’effettiva data di scultura: nei secoli passati non esistivano diritti d’autore, e un’immagine poteva avere più copie nate da diversi autori, anche sparse nel corso di centinaia di anni. Ma quale delle due raffigurazioni, nel senso proprio dell’idea stessa della composizione, è venuta per prima alla luce? Quella con la croce, o quella con il vaso?

Viene abbastanza spontaneo pensare che il tipo originario sia l’immagine con i pavoni attorno al vaso, e che l’altra sia un’appropriazione indebita da parte della Chiesa, che ha “rubato” e fatto sua un’immagine di successo preesistente.

Cercando un po’ in giro si trovano ancora altre varianti della composizione.

Un fregio su una fontana Kırkçeşme di Istanbul, vicino all’acquedotto di Valente:Pavoni di Istanbul

I due pavoni attorno ad una pigna, nel “Cortile della pigna” a Roma:Pavoni di RomaPoi ci sono le varianti cristiane; in un altare della basilica di Sant’Apollinare nuovo, a Ravenna, troviamo i due pavoni attorno ad un vaso, da cui oltre alla pianta sorge anche il monogramma del Cristo:

Pavoni di RavennaLa basilica di Sant’Apollinare Nuovo risale al VI secolo, come quella di Parenzo. E’ molto probabile che anche nella scultura di Parenzo ci sia stato un vaso, nella parte andata perduta della lapide.

Andando avanti nel tempo arriviamo a Pavia. Nel museo della città sono conservati i cosidetti Plutei di Teodoto, risalenti all’VIII secolo. Uno dei due rappresenta proprio i nostri pavoni; ma il vaso con la pianta è diventato il calice dell’eucaristia, e oltre alla croce non ci sono più rami verdeggianti.

Pavoni di PaviaDa un lato può essere corretto dire che la Chiesa si è impadronita di un’immagine preesistente, modificandola secondo le sue idee; però bisogna anche dire che un immagine non è di proprietà di nessuno, e quindi non ha nemmeno senso parlare di “rubare” o “fare proprio”.

L’immagine ha una sua vita propria, e come ogni cosa viva cresce e cambia, seguendo le fasi di un evoluzione, in continuo movimento. Agli occhi di una società cristiana, il vaso non poteva che diventare la Vergine Maria, che ha accolto nel suo grembo lo spirito di Dio: vas spiritualis, vas onorabilis, vas insignae devotionis. In molte annunciazioni vicino alla Madonna e all’angelo Gabriele è raffigurato un vaso con una pianta fiorita, come in questo particolare dell’Annunciazione di Simone Martini:

Simone Martini - Annunciazione

La leggenda vuole che per sorteggiare lo sposo della Vergine Maria, i sacerdoti del tempio abbiano disposto che ogni uomo in età da marito si presentasse con in mano una verga secca; il possessore di quella che fosse fiorita sarebbe divenuto lo sposo di Maria. Il fiore nel vaso è proprio quello; è inutile star a sottolineare il sottointeso sessuale di una verga che fiorisce e si infila in un vaso. E’ molto più poetico lasciare la parola alla poesia dei simboli; e poi, come abbiamo già visto qui, la mistica e la sessualità sono due lati d’una medesima cosa.

Il vaso poi diventa anche il calice che contiene il sangue di Cristo, e per estensione anche il cuore del credente, che deve ricevere in sè lo Spirito Santo – si pensi ad esempio all’espressione “Vas electionis”, riservata a San Paolo.

Questa breve divagazione ci serve a capire una cosa: una stessa immagine, come può esserlo la pianta che spunta dal vaso, può avere più significati a seconda della cultura che la interpreta. Ma ciò può voler dire anche che per una futura cultura il significato dell’immagine andrà perduto. In fin dei conti vale lo stesso anche per noi: possiamo capire il significato del vaso, ma cosa significano i pavoni? Sempre nell’ottica cristiana, potrebbero essere il simbolo dello spirito; un’altra interpretazione li vuole simbolo della resurrezione di Cristo, perchè si credeva che perdessero le piume in autunno e le facessero ricrescere in primavera. Ma entrambe le spiegazioni cozzano col fatto che i pavoni sono due!

Anche le altre spiegazioni del simbolo del pavone non sono più convincenti: la ruota del pavone può significare pienezza, o vanità, o anche essere un simbolo solare, ma nessuno di questi elementi illumina il significato della composizione, tanto più che i nostri pavoni hanno anche la coda chiusa.

Ciò nonostante l’immagine continua ad essere ancora viva; la ritroviamo ad esempio negli Stati Uniti, nella cattedrale di Saint Peter a Belleville, nell’Illinois.

Pavoni dell'IllinoisE’ notevole che a sparire non sia stato il dettaglio dei pavoni, quanto quello del vaso da cui sorge la croce. E forse proprio qui sta la chiave per capire l’immagine: la vitalità della composizione non sta tanto nel significato che le si attribuisce, quanto nella forza visiva dell’iconografia.

Se l’immagine dei pavoni contrapposti attorno a qualcosa ha durato tanti secoli, è perchè è bella da vedere, è piacevole, colpisce l’immaginazione. L’interpretazione viene dopo, è un passo successivo, forse anche non essenziale. Senza dubbio il realizzatore di questa versione moderna si è ispirato all’immagine classica; la forma della croce, che ricorda il monogramma di Cristo, ricorda un’altra composizione su un sarcofago, conservato anch’esso all’interno della chiesa di Sant’Apollinare Nuovo:

Pavoni sul sarcofago

Ma chissà se l’autore moderno era al corrente del significato di che cosa stava copiando! Ad ogni modo, sono sicuro che nessuno dei fedeli che frequentano la chiesa di Belleville saprebbe dire quale sia il significato di quei due pavoni!

Forse verrà in futuro una nuova cultura, o una nuova religione, che saprà dare un nuovo significato ai due padroni. Magari al posto della croce ci sarà un’altro segno, chissà. In tal caso gli storici più critici penseranno senza dubbio ad un furto dell’immagine; ma si tratterà piuttosto di un nuovo stadio della stessa, un nuovo significato di un’immagine sempre viva nel corso dei secoli. Se in un futuro i pavoni acquisiranno un nuovo significato, si potrebbe anche dire che quella sarà una nuova interpretazione imposta forzatamente; ma forse sarebbe più giusto dire che quello era un significato latente, e che solo allora sarà giunto il momento per quel senso di manifestarsi. Allo stesso modo, anche nel vaso con la pianta era nascosta la croce, così come un fiore è nascosto nel germoglio di marzo; ma doveva ancora giungere il pieno della primavera perchè il fiore si manifesti.

Ad ogni stadio viene la tentazione di credere che la fase corrente sia la più importante: agli occhi di un cristiano, l’interpretazione cristiana è quella vera, non una fra le tante possibili ma la sola e unica. In primavera viene la tentazione di dire che il fiore è lo scopo finale della pianta; ma in estate ci si accorge che il fiore era uno stadio preparatorio per dar alla luce il frutto. E neanche il frutto, in in dei conti, è lo scopo, il significato vero della pianta; anzi, a ben vedere un concetto simile non ha nemmeno senso. Ma ciò non toglie certo che i fiori siano belli da vedere, e i frutti dolci da gustare.

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