14. L’orso e la ragazza

Theodor Kittelsen - Valemon, il re degli orsiValemon è il protagonista di una bellisima fiaba norvegese, raccontata da Peter Christen Asbjørnsen. E’ un nobile principe, ma è anche un orso; è vittima di un sortilegio, e solo l’amore della giovane principessa potrà salvarlo.

La principessa sognò una ghirlanda d’oro, e il re suo padre volle realizzarla per lei; ma nessuno degli orafi del regno fu in grado di crearne una simile a quella del sogno. La principessa era molto triste, ma un giorno passeggiando per il bosco vide un orso con una ghirlanda proprio identica a quella che aveva sognato.
L’orso si offrì di darla alla fanciulla, a patto che lei venisse ad abitare con lui; lei accettò sia la ghirlanda che la condizione impostale. Il re però non voleva separarsi dalla figlia, e cercò di chiuderla in casa, facendola proteggere dall’esercito; ma l’orso era fortissimo, e le armate del re non riuscivano a tenergli testa.
Il re provò a consegnare all’orso le due sorelle della principessa, molto più brutte e cattive di lei; ma l’orso non volle saperne finchè non ebbe la sua principessa.
L’orso condusse la ragazza ad un sontuoso castello; lì poteva vivere agiatamente, e non aveva altro compito se non quello di custodire un fuoco, che non avrebbe mai dovuto spegnersi.
Di giorno l’orso era sempre via dal palazzo; ma di notte l’incantesimo si spezzava, e Valemon riprendeva le sue vere sembianze. Era un uomo, e per giunta giovane e molto bello!
Così i due giovani si incontravano la notte, senza mai vedersi in volto, e così trovavano la loro felicità. La cosa andò avanti per tre anni, ma un’ombra sempre più pesante oscurava la vita della principessa: ogni anno ella dava alla luce un figlio, ma il giorno successivo alla nascita veniva l’orso e le portava via il bambino.
La principessa, sempre più afflitta dal dolore, chiese all’orso il permesso di rivedere i genitori, per chieder loro consiglio; l’orso glielo concesse, con il monito di dar retta al padre ma di non ascoltare la madre.

La principessa, ovviamente, fa l’esatto contrario: nonostante il parere contrario del padre, ascolta le parole della madre che, proprio come nella favola di Amore e Psiche raccontata da Apuleio, gli consiglia di illuminare il volto dell’amante, per vedere come cambiava durante la notte.

In Grecia come in Norvegia, la ragazza rimane rapita dal fascino del suo amante; a Psiche cade una goccia d’olio della lucerna, mentre alla nostra principessa cade una goccia di sego della candela. Entrambe ustionano il povero amante, che è costretto di conseguenza ad abbandonare la propria donna.

Valemon infatti svelò alla principessa il segreto che finora non aveva potuto confidarle: egli era sotto gli effetti dell’incantesimo di una trollessa, ed ora che era stato scoperto sarebbe stato costretto ad andare da lei e sposarla.

La favola continua con la descrizione delle peripezie che la ragazza dovrà affrontare per riunirsi all’amato: si tratta di una variante del diffusissimo tema delle tre prove impossibili, che il protagonista riesce a superare solo grazie ad un insperato aiuto magico.

La conclusione della storia, come vuole la tradizione, è a lieto fine: la principessa sposa il suo principe, la maledizione viene spezzata ed anche le tre figlie dei due vengono ritrovate.

L’insegnamento della fiaba è molto bello e profondo. Non è possibile amare solo le parti piacevoli e desiderabili di una persona: un simile amore parziale non può durare. Il vero amore è quello che accetta la persona amata nella sua interezza: tanto il principe di bell’aspetto quanto l’altro lato più rozzo e bestiale.

Come nella fiaba del principe ranocchio, il gesto d’amore completo redime anche la parte meno piacevole: una volta accettati, anche i difetti divengono una parte ineliminabile dell’amato, così come un accordo dissonante può dare vitalità e brio ad una melodia.

Oltre ai parallelismi con la favola di Amore e Psiche, ci sono anche notevoli somiglianze fra la nostra storia e quella d’una diffusissima tipologia di fiabe:
Un uomo incontra una donna uccello che si bagna su un lago; per fare il bagno lei si toglie le ali, e mentre lei è in acqua lui gliele nasconde, così che lei non riesca più a tornare in cielo. Lui si offre quindi di aiutarla, tenendole però segreto il urto. I due alla fine si innamorano e si sposano, ma a causa della madre di lui un giorno la ragazza ritrova le sue ali, e fugge dal marito; solo intraprendendo una serie di prove lui riuscirà a riconquistare l’amore perduto.

E’ notevole che in entrambe le storie spetti alla madre di giocare un ruolo di divisione fra i due amanti.
Il significato è chiaro: per dare inizio ad una nuova familia occorre prima rendersi indipendenti dall’ambito familare d’origine. Finchè si è ancora un figlio o una figlia non si può amare completamente. Non basta essere adulti in senso anagrafico: solo raggiungendo una piena indipendenza psicologica ci si può dedicare all’amore nel senso più completo del termine.

L’illustrazione è di Theodor Kittelsten, anch’egli norvegese, ed è stata realizzata agli inizi dello scorso secolo. I colori pastello ed il gioco di luci rendono meravigliosamente l’atmosfera incantata della fiaba; ma il tocco migliore sta nella caratterizzazione dell’orso, grande, bestiale e forte, bonario ma goffo. La ragazza che siede su di lui è invece esile, dolce, sensibile, debole ma graziosa: i due si completano a vicenda, si armonizzano, hanno bisogno l’uno dell’altra. Se uno dei due finisse per prevalere sull’altro, ne risulterebbe un penoso disequilibrio, pericoloso per entrambi. Ricordate il quadro di Corcos?

Restiamo nel nord dell’Europa, in Svezia: sempre all’inizio del XX secolo l’artista John Bauer illustrò molte fiabe, fra cui una dell’autrice svedese Helena Nyblom, intitolata “Le gloriose avventure della principessa Bella”. Non sono riuscito a trovarne una versione in italiano, ma direi che è molto meglio lasciare la parola all’immagine:

John Bauer - Baciò l'orso sul naso

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Un pensiero su “14. L’orso e la ragazza

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