48. La pin-up ed il tappeto d’orso, di Gil Elvgren

Un tempo fra l’orso e la ragazza vi fu amore e reciproca comprensione: allora l’orso non appariva più come feroce e spaventoso, ma come un uomo coraggioso, la cui forza non era aggressione ma protezione.

Ma poi qualcosa andò storto: la donna prese il sopravvento, e sfruttò l’amore dell’orso per averlo in suo potere, mettendolo letteralmente sotto i suoi tacchi: non come una belva forte e rispettabile, ma come un misero tappeto, poco più d’uno zerbino.

E’ dunque questo il trionfo della donna? No, in un certo senso questa vittoria fu anche la sua condanna.

Gillette A. Elvgren fu un noto illustratore pubblicitario, specializzato nel ritrarre pin-up, ovvero ragazze avvenenti e discinte, che posano mostrando d’esser molto disponibili, ma col misero secondo fine di pubblicizzare un prodotto commerciale.

In una delle sue illustrazioni ritroviamo l’orso e la ragazza: anche lei ora è seduta a terra, anche lei è in qualche modo asservita.

Gil Elvgren - pin-up

Il suo corpo, quel meraviglioso oggetto di desiderio con cui aveva incatenato l’orso, è diventato un espediente pubblicitario, uno specchietto per le allodole. Il suo sguardo è vacuo, come se all’interno non vi fosse più un’animo.

Quello stesso fascino che prometteva di liberarla l’ha fatta schiava, l’ha mutata in uno dei tanti meccanismi di quella tremenda macchina chiamata “mercato”. Una macchina tanto inumana nella sua spietatezza, quanto umana nelle sue radici – avidità e ingordigia.

Ci saranno senza dubbio coloro capaci di vedere nelle pin-up una dimostrazione di emancipazione per le donne, una presa di coscienza di sè ed un conseguente consolidamento del potere del femminile.

Non so se dietro queste idee ci sia una maliziosa faccia tosta, o semplice sprovvedutezza. Io dietro la bella facciata delle gambe scosciate e delle idee di “libertà” e “indipendenza”, riesco ad intravvedere soltanto le catene del consumismo e della sua profetessa, la pubblicità.

E può esserci un asservimento più misero?