Cosa e perchè

Cosa e perchè

“Io l’arte proprio non la capisco”.
E’ una frase che si sente ripetere spesso, ma che significa?
Sembrerebbe quasi che l’arte sia un codice, e che per poterla comprendere siano necessari studi e traduzioni. L’arte è davvero come un linguaggio straniero che cela i suoi contenuti a chi non ne capisce le parole?
Ma che senso avrebbe l’arte, se per goderla fosse necessario un vocabolario per tradurla?

La mia personalissima idea è che l’aspetto stupendo dell’arte sia proprio la sua immediatezza. Se l’opera è veramente efficace, è in grado di parlare direttamente all’anima dell’osservatore, anche oltrepassando la mente cosciente e la sua logica critica.
Certo, l’educazione artistica può affinare ed amplificare il godimento di un opera, ma quella è una costruzione ulteriore, le cui fondamenta poggiano proprio sul terreno della ricettività immediata, sul rapporto diretto e senza interpreti fra l’arte e l’osservatore.

Da dove nasce allora quella sensazione di non comprendere l’arte?
Nel “non capisco” è nascosta una chiusura: l’osservatore alza le barricate di fronte all’opera. Forse è difesa, o forse paura, chissà.
Per “capire” l’arte è necessario imparare ad aprirsi, a consegnarsi senza freni o timori.
Forse il migliore accostamento è quello umile e senza pretese; non guardare un quadro pretendendo di capirlo e dominarlo, ma stare in sua presenza ed ascoltare in silenzio.
E’ quello che faremo qui: anche guardare e basta, senza per forza dover commentare. Se nascerà spontaneamente qualcosa da dire tanto meglio, altrimenti lasceremo che a parlare sia l’immagine.

Non seguiremo percorsi fissi, ma lasceremo il timone al vento. Cercheremo di tenerci lontano dalle opere più famose: non per snobismo, ma perché paradossalmente la consuetudine le rende ancor più difficili da comprendere. Quando ci troviamo per l’ennesima volta di fronte alla Gioconda o alla Nike di Samotracia, la nostra reazione è spenta, perché ormai le abbiamo viste tante di quelle volte da non farci nemmeno più caso. E’ meglio concentrarci su opere meno celebri, perché vedendole per la prima volta la nostra attenzione è più viva e non è costretta a seguire sentieri già prefissati. Chissà, forse una volta che avremo imparato ad ascoltare, riusciremo anche a vedere le opere famose con un occhio più fresco.

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